Brand identity e creazione logo a Torino

Un logo nuovo non risolve un problema di immagine. Se marchio, sito, preventivi e profili social sembrano fatti da tre persone diverse, il difetto non è il segno: è che nessuno ha mai deciso, una volta sola, come deve presentarsi la tua azienda. Me ne occupo io, a Torino e da remoto.

Un logo non è una brand identity

Il logo è un segno. La brand identity è il sistema che lo rende usabile ogni giorno: quali colori, quale carattere tipografico, come si comporta il marchio quando è alto due centimetri su un biglietto da visita, quando sta su fondo scuro, quando la stampa è in una tinta sola. Senza quelle regole il logo più bello si degrada in sei mesi, perché ognuno lo userà a modo suo — il tipografo, il fornitore delle insegne, il collaboratore che prepara le storie. È il mestiere che di solito si chiama comunicazione visiva: fare in modo che ogni superficie su cui compari dica la stessa cosa, e la dica con la stessa voce.

È anche il motivo per cui un file preso da un generatore non basta: ti consegna un’immagine, non le istruzioni per farla vivere.

Quando conviene un restyling e quando rifare da capo

Il restyling ha senso quando il marchio è riconosciuto da chi ti conosce già e il problema è tecnico: proporzioni sbagliate, un file che esiste solo in bassa risoluzione, colori nati per la carta che sullo schermo si spengono, un carattere tipografico che non hai licenza di usare. In quel caso si conserva l’equità che hai accumulato e si sistema l’impianto.

Rifare da capo conviene quando l’azienda non è più quella: sei cambiato di mestiere, di pubblico o di fascia di prezzo, e il marchio racconta ancora la versione precedente. Oppure quando il segno è indistinguibile da quello di tre concorrenti, che nei mercati locali capita più spesso di quanto si creda.

C’è un terzo caso, e va detto: a volte non conviene toccare niente. Se hai poco budget e il marchio è brutto ma funziona, i soldi resi meglio stanno altrove — nel sito o nelle campagne. Te lo dico prima, non dopo.

Da cosa dipende il costo

Non pubblico tariffe perché lo stesso lavoro può costare in modo molto diverso, e le variabili sono riconoscibili.

Quanto è definita l’azienda. Chi sa già a chi vende e con quale promessa parte da metà strada. Se quelle scelte vanno fatte adesso, la parte di strategia viene prima del disegno e pesa sul totale.

Quante applicazioni servono. Un marchio e due file sono un conto; marchio, tavolozza, caratteri, carta intestata, biglietti, insegna, veicoli, modelli per i social e un documento di regole sono un altro. Il costo non sta nel logo, sta nel numero di superfici su cui deve funzionare.

Se esiste materiale utilizzabile. Fotografie, testi, schede prodotto. Produrre da zero costa più che riorganizzare.

Quante persone decidono. Un titolare che decide da solo chiude in settimane. Tre soci con opinioni diverse allungano i tempi, e i tempi sono il vero costo di un progetto di immagine.

Generatore automatico o professionista

I generatori di loghi funzionano, per quello che sono: ti danno un segno pulito in dieci minuti a costo quasi zero. Se stai partendo, hai zero budget e ti serve qualcosa per aprire, è una scelta sensata e non ti dirò il contrario.

I limiti si vedono dopo, e sono tre. Il primo è che quel segno non è tuo in esclusiva: è generato da una libreria che serve migliaia di altre attività, e capita di incrociare il proprio marchio addosso a qualcun altro. Il secondo è che ricevi un’immagine finita ma non i criteri: nessuno ti dice cosa fare quando serve la versione a una tinta o quando il marchio va inciso. Il terzo è che quel disegno non nasce dalla tua azienda — non sa cosa vendi, a chi, e in che modo ti distingui — quindi può solo essere gradevole, non giusto.

La differenza pratica è questa: un generatore ti risolve oggi, un progetto ti risolve anche fra tre anni, quando dovrai stampare qualcosa che oggi non esiste ancora.

Come lavoro

Comincio con le domande, non con i disegni: cosa vendi, a chi, contro chi, cosa vuoi che pensi chi ti incontra per la prima volta. Da lì esce una direzione scritta — una pagina, non un documento da cinquanta — che concordiamo prima che io apra un programma di disegno.

Poi arrivano le proposte, poche e diverse fra loro: tre strade che dicono cose differenti, non tre varianti della stessa. Si sceglie una direzione e la si porta a compimento, invece di mediare fra tutte e ottenere qualcosa che non dispiace a nessuno e non convince nessuno.

Alla consegna ricevi i file sorgente, le versioni per stampa e schermo, e le regole d’uso. Sono tuoi: se un domani lavori con qualcun altro, non devi ricomprare niente e non devi chiedermi il permesso.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per una brand identity?
Per un marchio con le sue regole d’uso, di norma tra le tre e le sei settimane, e la variabile non è il disegno: è la velocità con cui arrivano le tue risposte e le tue decisioni. I progetti che si allungano si allungano quasi sempre in attesa di un via libera, non in attesa di un file.

Mi consegni i file sorgenti?
Sì, sempre, e fanno parte della consegna: file vettoriali modificabili, versioni per la stampa e per lo schermo, e il documento con le regole. Un fornitore che tiene per sé i sorgenti non ti sta vendendo un lavoro, ti sta costruendo un vincolo.

Posso usare un logo fatto con un generatore?
Puoi, e in fase di avvio può avere senso. Controlla però due cose: che la licenza ti permetta l’uso commerciale e la registrazione, e che il segno non sia già usato da altri nel tuo settore. Sono i due punti su cui quei servizi sono più vaghi.

Registrate anche il marchio?
No, la registrazione è un atto legale e va fatta da chi se ne occupa di mestiere: un consulente in proprietà industriale. Quello che faccio io è progettare pensando alla registrabilità — evitare segni troppo generici o troppo simili a marchi esistenti nel tuo campo — e indicarti quando vale la pena affrontarla.

Lavori solo su Torino?
Sono a Torino e lavoro in tutta la città metropolitana, ma un progetto di identità si fa benissimo da remoto: serve una prima conversazione seria e poi confronti regolari, non la stessa stanza.

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