Web marketing a Torino

Mi occupo di web marketing a Torino e da remoto: strategia prima, campagne pubblicitarie dopo. In quest’ordine, perché una campagna su un’offerta sbagliata fa solo scoprire più in fretta che era sbagliata.

Prima le scelte, poi gli strumenti

Se stai investendo senza sapere cosa funziona, il problema di solito non è la piattaforma. È che non è chiaro a chi stai vendendo, con quale offerta e a che prezzo. Rimettiamo in ordine queste tre cose e la metà delle domande sugli strumenti si risolve da sé.

Poi si scelgono i canali sui tuoi numeri, non sulle mode: quanto vale un cliente per te, quanto puoi permetterti di pagarlo, e dove sta la gente che lo diventerà.

Cosa faccio, concretamente

Campagne su Google Ads. Ricerca e rete display, per intercettare chi sta già cercando quello che vendi.

Campagne su Meta. Facebook e Instagram, per farsi conoscere da chi non ti sta cercando e per riportare indietro chi è già passato.

Le pagine di atterraggio. Dove finiscono le persone dopo il clic. È qui che si vince o si perde, e quasi nessuno ci mette la stessa cura che mette nella campagna.

La misura. Quanto costa un contatto, quanti diventano clienti, quali annunci e quali pubblici li portano. Senza questo non si ottimizza: si tira a indovinare con il tuo budget.

Cosa non faccio

Non vendo pacchetti a canone con un numero di post al mese. Non gestisco campagne senza poter guardare cosa succede dopo il clic. E non lavoro con un budget così piccolo che qualunque risultato sarebbe casuale: in quel caso te lo dico e ci vediamo più avanti.

Quanto costa

Il costo del mio lavoro è separato dal budget pubblicitario, che va a Google o a Meta e non a me: è la prima cosa da chiarire perché genera la maggior parte dei malintesi. La mia parte dipende da quanti canali, quanti annunci e se serve produrre anche i contenuti. Dopo una chiamata di venti minuti ti mando un preventivo con una cifra fissa e cosa comprende.

Domande frequenti

Quanto budget serve per partire?

Non c’è una soglia magica, ma c’è una soglia sotto la quale non si impara niente: se il budget non permette di raccogliere abbastanza dati, non stai facendo una campagna, stai comprando qualche clic. Alla prima chiamata facciamo il conto al contrario — quanto vale per te un cliente nuovo, quanti te ne servono — e da lì si vede se ha senso partire adesso o prima sistemare qualcos’altro.

Meta o Google?

Rispondono a due momenti diversi. Su Google intercetti chi sta già cercando quello che vendi: intenzione alta, costo per clic più alto. Su Meta interrompi chi non ti stava cercando: costa meno e serve a farsi conoscere, ma converte peggio a freddo. Se vendi un servizio che la gente cerca, si parte da Google. Se vendi un prodotto che va mostrato, da Meta.

In quanto tempo si vedono i risultati?

Le prime due settimane servono a raccogliere dati, non a guadagnare: chi promette risultati dal primo giorno sta spendendo il tuo budget per farti contento. Dal secondo mese si comincia a tagliare quello che non funziona, ed è lì che i numeri si muovono davvero.

Ti occupi anche dei contenuti delle campagne?

Sì: testi, immagini e la pagina su cui atterrano le persone. È la parte che decide il risultato più di qualunque impostazione tecnica — una campagna ottima che porta su una pagina fatta male è budget buttato, e succede più spesso di quanto immagini.

Prenota una call di venti minuti: mi racconti cosa vendi e a chi, e ti dico se conviene partire con le campagne o sistemare prima qualcos’altro.

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